Infezioni sessualmente trasmissibili (IST)

 

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Il virus dell’immunodeficienza umana (HIV)

questo virus è la causa dell’AIDS o sindrome da immunodeficienza acquisita che si manifesta dopo diversi anni di infezione. Si trasmette attraverso il contatto con sangue infetto o attraverso rapporti sessuali non protetti. Durante il periodo tra l’infezione e la malattia conclamata (AIDS) abitualmente non ci sono sintomi. L’unico modo di individuarlo è l’esecuzione del test HIV < Guarda la pagina dedicata >


La
Clamidia (Chlamydia trachomatis)

è un microbo responsabile di un infezione dell’ultimo tratto delle vie urinarie (uretra e vescica) o dell’apparato genitale interno nella femmina (cervice uterina). Si trasmette attraverso rapporti sessuali non protetti, può coinvolgere anche altri organi occhi, bocca, polmoni, cuore e articolazioni. Dopo 1<>3 settimane da un rapporto infettante possono comparire perdite mucose (bianche o trasparenti) dall’uretra maschile, perdite vaginali o sintomi generici (bruciore a urinare, dolenzia basso addominale) ma molto spesso l’infezione non ha sintomi e passa inosservata. La complicanza più grave di questa infezione se non curata è il coinvolgimento dell’apparato genitale femminile interno (tube e ovaie), potendo portare a difficoltà al transito dell’ovulo e a difficoltà nel concepire figli. La diagnosi viene fatta attraverso la ricerca della Chlamydia su tamponi oppure su urine. La terapia antibiotica è in grado di risolvere l’infezione definitivamente. La riesposizione al batterio provoca una nuova malattia. Tutti i partner della persona risultata infetta da Chlamydia devono essere trattati per evitare possibili reinfezioni e la diffusione della malattia NOTE: Le infezioni da Chlamydia sono in aumento in tutta Europa, fino ad arrivare ad un rapporto superiore a 1:10 tra i giovani adulti sessualmente attivi. Gli accertamenti sono gratuiti il centro MTS della ASL Monza e Brianza per maggiorenni e minori accompagnati.


Il virus HPV

è un virus che si trasmette attraverso rapporti sessuali infettando le mucose genitali,anali e orali oppure la cute dell’area genitale. Può causare i condilomi acuminati, piccole formazioni molli, non dolenti che si ingrandiscono progressivamente. Tipi particolari di HPV, a contatto prolungato con la mucosa della cervice uterina, possono causare lesioni tumorali. Dopo 1<>12 settimane da un contatto infettante possono comparire neoformazioni rilevabili al tatto in ogni parte delle mucose genitali e anali riconoscibili come estranee dal soggetto stesso o ad una visita medica. I condilomi possono essere presenti anche sulle mucose interne della bocca, vagina o ano in forma poco visibile e che necessita di accertamenti ulteriori (es. colposcopia vaginale) Le lesioni vanno curate singolarmente con farmaci o rimozione dermatologica (crioterapia, laser ecc)


L’epatite virale

è una infezione del fegato che si manifesta con la comparsa di malessere generale, stanchezza, inappetenza, nausea e vomito, intolleranza al fumo di sigaretta e successivamente da febbre moderata e colorito giallo delle sclere oculari e della cute e urine scure.

Può essere causata da:

1) Virus epatite A (HAV) :è un virus a trasmissione oro-fecale abitualmente acquisita per ingestione di cibo contaminato ma talvolta anche attraverso per pratiche sessuali a scarsa igiene. Il virus causa un’infiammazione acuta del fegato, che può essere anche grave e mettere in pericolo la vita del paziente. Normalmente la guarigione è spontanea e non porta a conseguenze permanenti. La vaccinazione per HAV, somministrata in due sedute, non è obbligatoria ma è consigliata al personale sanitario potenzialmente esposto, a coloro che manipolano alimenti, e a coloro che hanno numerosi partner sessuali.

2) Virus epatite B (HBV): è un virus che si trasmette attraverso il contatto con sangue infetto (es siringhe scambiate) o attraverso i rapporti sessuali non protetti essendo il virus presente in tutte le secrezioni corporee dei soggetti infetti. Ha un’incubazione variabile tra i 40 e i 180 giorni prima della comparsa dei sintomi, ma in molti casi l’infezione decorre asintomatica. A differenza dell’epatite A può cronicizzare nel 10% dei casi portando ad una epatite cronica e potenzialmente alla cirrosi epatica. La vaccinazione per l’epatite B è obbligatoria in Italia dal 1991. Tutti i nati dopo il 1979 sono vaccinati.

3) Virus epatite C (HCV) : è un virus che causa una infezione clinicamente simile all’epatite B ma con maggiore tendenza a cronicizzare e a portare alla cirrosi epatica. Si trasmette attraverso il contatto con sangue infetto (es siringhe scambiate) o attraverso i rapporti sessuali non protetti. Non esiste vaccinazione per l’epatite C La diagnosi di epatite si basa sulla ricerca di anticorpi nel sangue specifici per ogni virus Il trattamento delle epatiti B e C croniche si basa sulla somministrazione di farmaci in grado di stimolare l’immunità associati a farmaci antivirali specifici.

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La gonorrea

La gonorrea (blenorragia o scolo) è un’infezione batterica dovuta alla neisseria gonorrhoeae, responsabile dell’infezione dell’ultimo tratto delle vie urinarie (uretra e vescica) o dell’apparato genitale interno (cervice uterina) nella femmina. Si trasmette attraverso i rapporti sessuali non protetti o attraverso contatto con secrezioni infette Il periodo di incubazione è breve e varia da 2 a 10 giorni. Dopo 2<>10 giorni da un contatto infettante compaiono perdite purulente (giallo/verdi) dall’uretra maschile, dolore ad urinare nel maschio e perdite vaginali analoghe nella femmina. Possono essere colpite dall’infezione anche la bocca e l’ano. L’infezione non curata può risalire nell’apparato genitale sia nel maschio che nella femmina comportando coinvolgimento degli organi genitali interni (prostata/epididimo per il maschio e utero/tube per la femmina) La diagnosi viene fatta attraverso la ricerca della neisseria gonorrhoeae su tamponi. La terapia antibiotica è in grado di risolvere l’infezione definitivamente. La riesposizione al batterio provoca una nuova malattia. Tutti i partner della persona risultata infetta da neisseria gonorrhoeae devono essere trattati per evitare possibili reinfezioni e la diffusione della malattia.


L’Herpes genitale

L’Herpes genitale è un’infezione causata da un virus (HSV tipo 2 e talvolta 1) che si trasmette generalmente attraverso il contatto con mucose tra cui i rapporti sessuali e, raramente, attraverso un contagio indiretto (liquido delle vescicole). Dopo 4<>5 giorni da un contatto infettante compare bruciore della zona interessata a cui segue l’insorgenza di piccole vescicole che rapidamente si rompono, la cute/mucosa circostante appare arrossata e dolente. Tutte le aree genitali possono essere interessate, sia interne che esterne. L’infezione primaria è molto dolorosa e perdura per 2-4 settimane. Dopo la guarigione dell’infezione primaria possono ricomparire, nei mesi successivi, nuovi episodi vescicolari meno evidenti e a guarigione più rapida dovuti alla riattivazione del virus che perdura nell’organismo. La diagnosi viene fatta attraverso l’osservazione delle tipiche vescicole e la valutazione della sintomatologia (bruciore), raramente attraverso l’isolamento colturale La terapia per l’infezione primaria o per le recidive particolarmente gravi o frequenti. si basa su farmaci antivirali specifici.


Le infezioni da funghi

possono essere trasmesse per via sessuale, si tratta prevalentemente di sottotipi di candida a cui i soggetti non sono immunizzati (tutti noi conviviamo con la candida da quando siamo neonati) e che possono dare manifestazioni cliniche acute o cronicizzare Dopo il contatto nel maschio possono comparire chiazze rosse, prurito e bruciore nelle mucose genitali mentre nella femmina sono più frequenti le perdite vaginali bianche associate a prurito e dolore durante i rapporti. Talvolta le infezioni da candida diventano croniche e si ripresentano ciclicamente. La diagnosi viene fatta attraverso la ricerca della candida su tamponi

La terapia si basa sull’applicazione di creme antifungine per entrambi i partner e solo raramente sulla terapia orale. La dieta che modifica l’acidità delle secrezioni può essere un valido aiuto nel contenere le infezioni recidivanti di candida.


La sifilide

chiamata anche "lue", è causata da un batterio, il Treponema pallidum, che si trasmette attraverso il contatto diretto tra mucose o cute infette. I rapporti sessuali sono la principale via di trasmissione e le aree genitale e orale sono quelle più coinvolte Dopo 2<> 4 settimane dal contatto infettante si manifesta la lesione primaria, nodulo rosso, un pò umido, che dopo alcuni giorni si trasforma in un’ulcera non dolorosa (sifiloma) accompagnata dall’ingrossamento delle ghiandole linfatiche della zona interessata (inguine o collo). Dopo uno o due mesi il sifiloma guarisce spontaneamente anche senza terapia ma il Treponema resta nell’organismo. Dopo 60<>70 giorni dal contagio possono comparire chiazze rosa pallido diffuse praticamente in tutto il corpo che non procurano né dolore né prurito. Questo stadio, chiamato sifilide secondaria regredisce spontaneamente in 20-70 giorni potendo lasciare lesioni cutanee. Nei casi non trattati la sifilide evolve verso lo stadio terziario caratterizzato dalla presenza di lesioni nodulari (gomme luetiche) in varie parti del corpo. Sono frequentemente interessati la pelle, il cuore, i grossi vasi sanguigni e il cervello. La gravità di questo stadio dipende dalla localizzazione dei noduli e dalla loro interferenza con le funzioni dell’organo coinvolto. La diagnosi viene posta attraverso analisi del sangue per la ricerca di anticorpi specifici. La terapia antibiotica del soggetto e dei suoi partner è in grado di interrompere l’evoluzione verso lo stadio terziario che viceversa è irreversibile in quanto le gomme luetiche rimangono anche se viene somministrata una adeguata terapia antibiotica.


La tricomoniasi genitale

è dovuta ad un protozoo flagellato e si trasmette soprattutto tramite i contatti sessuali. Dopo 1-3 settimane dal contagio può comparire una infiammazione, abitualmente non grave, dell’ultimo tratto delle vie urinarie (uretra e vescica) associata a bruciore ad urinare, prurito e perdite chiare. Nella femmina può essere presente una infiammazione genitale con perdite giallo-verdastre e schiumose, prurito, bruciore e dolore durante i rapporti sessuali. Frequentemente l’infezione decorre in modo asintomatico rendendo difficile l’interruzione della trasmissione tra partner La diagnosi viene posta attraverso la ricerca del trichomonas su tamponi o urine La terapia si basa su farmaci specifici, i comuni antibiotici non sono in grado di guarire l’infezione. Tutti i partner della persona risultata infetta da Trichomonas devono essere trattati per evitare possibili reinfezioni e la diffusione della malattia.


La vaginosi batterica

è l'infezione vaginale più diffusa tra le donne in età fertile. Si tratta di uno squilibrio riguardante i lattobacilli, microrganismi che in condizioni normali popolano e difendono l'ambiente vaginale rendendone acido il pH per tenere lontano o comunque sotto controllo altri batteri che aumentando di numero possono provocare infezioni. Tra questi rientra anche la Gardnerella vaginalis. Circa il 30% della popolazione femminile sana ospita questo batterio nella propria vagina. Il rischio di sviluppare una vaginosi batterica aumenta all'aumentare della frequenza e della promiscuità sessuale, anche perché il pH dello sperma diminuisce l'acidità vaginale favorendo la crescita dei batteri che danno infezione. Anche un'igiene intima scorretta (ad esempio un uso eccessivo di lavande vaginali) e l'uso di antibiotici o di contraccettivi meccanici come la spirale può favorire la comparsa della vaginosi batterica. Il contagio non può, invece, avvenire per contatto con biancheria infetta, in piscina, o toccando oggetti infettati. In oltre il 50% delle donne, la presenza di Gardnerella nella vagina è assolutamente asintomatica. In altri casi porta alla comparsa di abbondanti secrezioni vaginali bianco-grigiastre e maleodoranti, con un caratteristico odore di pesce. L'infezione da Gardnerella si manifesta anche con un modesto bruciore e senso di irritazione a livello genitale e può essere accompagnata da dolore duranti i rapporti sessuali. Nell’uomo l’infezione è quasi sempre asintomatica. A volte si manifestano infiammazione del prepuzio e del glande. Questa malattia se trascurata può estendersi all’apparato genitale femminile interno (tube e ovaie), potendo portare a difficoltà al transito dell’ovulo e a difficoltà nel concepire figli. La diagnosi viene posta attraverso la ricerca del batterio su tamponi. Esiste anche un semplice esame, il fishy odor test, che valuta l'eventuale liberazione del caratteristico odore di pesce dal tampone prelevato. La terapia specifica è a base di antibiotici che devono essere prescritti dal medico. La vaginosi da Gardnerella può dare recidive. Per mantenere in equilibrio la flora vaginale ed allontanare il rischio di una infezione da Gardnerella o una sua recidiva è importante: Detergere correttamente le zone intime. Sia un'igiene personale scadente sia una detersione ossessiva contribuiscono ad alterare la microflora locale. Vanno limitati deodoranti intimi e lavande interne.Asciugare molto bene la zona vulvare (per esempio d’estate evitare di stare a lungo con il costume da bagno umido)Evitare di indossare biancheria intima sintetica e indumenti come jeans e pantaloni troppo stretti , poiché trattengono umidità e calore creando condizioni favorevoli allo sviluppo della Gardnerella. Analogo discorso vale per i salvaslip.


La pediculosi del pube (piattole)

è una parassitosi localizzata all’area intorno ai genitali. Si trasmette per contatto cutaneo anche durante i rapporti sessuali. Il parassita può sopravvivere anche 48 ore lontano dal corpo umano: è quindi possibile una infezione anche per contatto con biancheria personale, da letto e da bagno contaminata.
L’infestazione comporta intenso prurito nella zona interessata.
La diagnosi è posta attraverso una accurata ispezione e la terapia si basa sull’applicazione di prodotti specifici.


Il mollusco contagioso

è una lesione cutanea dovuta ad un virus. Si trasmette con il contatto cutaneo con le lesioni, frequenti anche in area genitale. Le lesioni, abitualmente multiple, del diametro di 0,5 cm circa si presentano lisce, di color perla e ombelicate nel centro. La diagnosi è posta attraverso la tipicità delle lesioni e la guarigione si ottiene attraverso l’asportazione dei molluschi.

La scabbia

è una parassitosi dovuta al Sarcoptes scabiei. Il contagio avviene per contatto cutaneo prolungato (20 minuti) ma il parassita può sopravvivere anche 48 ore lontano dal corpo umano: è quindi possibile una infezione anche per contatto con biancheria personale, da letto e da bagno contaminata. La femmina del parassita penetra nella cute umana per deporre le uova creando brevi cunicoli. Le uova maturano in circa 10 giorni dando origine alla moltiplicazione dei parassiti entro 14 giorni. La sintomatologia della prima infezione compare dopo circa un mese dall’avvenuto contagio. I sintomi compaiono molto più precocemente nei soggetti che hanno avuto la scabbia nel passato (ipersensibilizzazione al parassita). Le lesioni, consistenti in aree arrossate attraversate da canalini più scuri associate a piccoli noduli cutanei, sono fortemente pruriginose, con peggioramento della sintomatologia nelle ore notturne. Le aree cutanee più coinvolte sono le mani (infradito), i polsi, il tronco e i genitali esterni. La diagnosi avviene attraverso il riconoscimento del parassita al microscopio. La terapia prevede la somministrazione ripetuta di creme e la disinfestazione tramite bollitura della biancheria potenzialmente coinvolta.


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